Vi piace la mitologia greca e andate pazzi per i vampiri? Allora non dovete lasciarvi scappare la dilogia romantasy “La Guerra dei Vampiri”. Due libri autoconclusivi, due coppie di protagonisti, nati dalla penna di due diverse autrici Barbara Repetto e Laura Fiamenghi (io).
Il primo volume “L’Alba di Afrodite” esce proprio oggi, il 20 marzo.

INFO
TITOLO: L’Alba di Afrodite
SERIE: La Guerra dei Vampiri (1 di 2)
AUTRICE: Barbara Repetto
GENERE: Romance Fantasy – Mitologia Greca – Vampiri
AUTOCONCLUSIVO: si
TRAMA
Dopo secoli di armoniosa convivenza, la pace tra umani e vampiri sta per finire. Gli attacchi delle Belve d’Ombra si fanno sempre più frequenti e l’Isola di Afrodite rischia di sprofondare nel caos.
Nemi è un’orfana umana, odia i vampiri ed è disposta a tutto per proteggere la sorellina.
Corban è un vampiro, il miglior guerriero della Polis e il prode Campione di Afrodite.
Due personalità completamente diverse, ma legate dallo stesso destino. Perché, talvolta, anche l’odio più profondo può tramutarsi in un amore potente e indissolubile. Tra segreti inconfessabili e infidi tradimenti, Nemi e Corban dovranno lottare con tutte le loro forze, per sopravvivere alle innumerevoli sfide che li attendono.
Il loro amore sarà abbastanza forte da salvare la Polis?
La Dilogia “La Guerra dei Vampiri” è composta dai seguenti volumi autoconclusivi:
1 – L’Alba di Afrodite, di Barbara Repetto (20 marzo)
2 – La Notte di Artemide, di Laura Fiamenghi (8 maggio)
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Non aveva mai provato tanto dolore in vita sua.
Si sentiva come se un carro di buoi l’avesse investita. Più e più volte.
Sapeva che sarebbe stato difficile, ma non avrebbe mai immaginato a tal punto.
Se qualcuno le avesse fracassato ogni singolo osso del corpo con una mazza, avrebbe sofferto di meno.
Era esausta.
Aveva la fronte madida di sudore e il respiro ansante.
Per un po’ aveva provato a spingere restando in piedi, aggrappandosi ai drappi che la levatrice aveva intrecciato al baldacchino del letto, ma quando la sofferenza era diventata insostenibile aveva preferito distendersi.
Nemmeno il morbido materasso e i cuscini di piume riuscivano a darle conforto.
Le contrazioni erano sempre più intense e ravvicinate, e talmente lancinanti da farla urlare a squarciagola.
Non avrebbe voluto lasciarsi andare a quel modo: era la regina, e non perdeva mai il controllo.
Mai.
Ma erano ore che stava andando avanti così e non ne poteva più.
Aveva congedato tutti salvo l’anziana ed esperta levatrice, che la esortava a spingere. La sua voce acuta e perentoria le giungeva ovattata, come se provenisse da una grande distanza anziché dal fondo del letto. Il lezzo dei suoi stessi fluidi le riempiva le narici, aveva la gola riarsa e la testa le sembrava sul punto di esplodere.
Il sole era tramontato da un pezzo e le tremule luci delle candele proiettavano ombre scure e sinuose sulle pareti della camera. Ombre simili a demoni degli inferi, giunti per portarla via.
Sapeva che sarebbe morta a breve, quella stessa notte e in quella stessa stanza.
Nessuno poteva resistere a tanto dolore.
Nemmeno una regina.
Avrebbe dovuto aspettarselo.
La gravidanza era stata tutt’altro che semplice e, di certo, dopo il peccato che aveva commesso, gli dèi non le avrebbero mostrato la minima clemenza.
Ma non le importava.
Non si pentiva di niente.
Il suo unico rimpianto era di non essere riuscita a dare alla luce il suo bambino.
Anche se, in effetti, aveva già compiuto una sorta di prodigio portandolo in grembo fino al termine. Nessuna donna mortale era mai riuscita in una simile impresa.
Ma lei sì.
Lei era la regina.
Niente era impossibile per lei.
Si riscosse di colpo e radunò le ultime energie, trasse una profonda boccata d’aria e riprese a spingere.
Una, due, tre volte.
Ancora e ancora.
Inspirava a fondo e mentre espirava spingeva con tutte le sue forze.
A un tratto avvertì una sorta di strappo e la bruciante resistenza tra le cosce s’infranse, qualcosa di umido e compatto sgusciò finalmente fuori e il suono più bello che avesse mai sentito riempì la stanza: il pianto trillante e pieno di vita del suo bambino.
«È una femmina!» esclamò la levatrice, avvolgendo la nuova arrivata in un drappo di morbida seta azzurra.
La regina si concesse un lungo sospiro di sollievo, poi protese le braccia per accogliere quel tesoro prezioso sul suo grembo.
La levatrice si avvicinò colma di commozione e meraviglia, ma il dolce sorriso che le inarcava le labbra si trasformò di colpo in una smorfia di gelido orrore.
«Per tutti gli dèi» strepitò sgomenta, gli occhi sbarrati. «Che cosa avete fatto?»
La regina, sfinita ma ancora lucida, si protese in avanti per scrutare all’interno del drappo e i suoi più grandi timori furono confermati all’istante.
Il suo cuore scalpitante saltò un battito.
La bambina aveva la pelle bianchissima, talmente chiara e delicata da sembrare un sottile foglio di pergamena pronto a lacerarsi al minimo tocco. Le iridi chiare erano screziate di un rosso vivido e all’interno della bocca spuntavano già due denti.
Due piccoli canini appuntiti, lucenti come diamanti e affilati come rasoi.
La levatrice si fece il segno degli dèi e provò a ritrarsi, ma la regina l’afferrò con prontezza per il polso. Benché fosse allo stremo delle forze, la sua presa era salda e il suo sguardo più duro del granito.
«Il re non dovrà mai saperlo» disse in un tono che non ammetteva repliche. «Nessuno dovrà saperlo.»
L’anziana donna le consegnò in fretta la creatura e tentò di divincolarsi, ma la presa attorno al suo braccio si strinse ancora di più, impedendole di fuggire.
«Sarà il nostro segreto» decretò la regina accostando la figlia al seno.
Un gemito la scosse, quando i denti aguzzi le affondarono nella carne morbida attorno al capezzolo e la piccola iniziò a succhiare con voracità il sangue insieme al latte. La regina socchiuse gli occhi e piegò le labbra in un macabro sorriso. «Un segreto che custodiremo fino alla morte.»
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