L’intramontabile fascino del cartaceo

Ci sono amanti delle lettura, inguaribili romantici che si aggrappano con unghie e denti ai libri stampati su carta, che digeriscono poco il passaggio alla digitalizzazione e alla comodità di leggere e-book. Il libro per questi lettori, me inclusa, deve essere un oggetto fisico, qualcosa da toccare che lasci un ricordo tattile, visivo, olfattivo.

Quelli come me non riesco proprio a rinunciare alla carta e oppongono una naturale ribellione al suo abbandono. Un amante del cartaceo sa che i libri hanno anche un buon odore: profumano di carta inchiostrata e notti insonni. Producono suoni. Il fruscio di una pagina di carta, voltata la sera nella penombra di una stanza silenziosa, è un rumore antico quanto il mondo. Chi non lo conosce? Flush.

 

Il rumore di una pagina voltata è forse ancora più  noto e antico di quello di un tappo, il ‘Pop’ del sughero che balza fuori dal collo di una bottiglia. Pop! Glu… glu… glu…, flush.  Su indovina. Che rumori sono? Cosa sto facendo? Mi verso del vino mentre leggo un libro. Indovinato, no?

Sei mai entrata in una biblioteca durante una calda giornata estiva? Una di quelle giornate afose con un tasso di umidità che ti fanno mancare l’aria. L’aria all’ interno è più secca, il profumo dell’inchiostro invade ogni stanza mieloso e pungente come il profumo di fiori troppo in là nella fioritura. Un profumo coperto prima di diventare invadente da quello antico e più asciutto della carta. E’ un profumo che a un amante dei libri può fare avere un orgasmo. Passando tra gli scaffali sembra quasi che, di tanto in tanto, i libri scricchiolino assestandosi tra loro, pare sussurrino in attesa che tu faccia la tua scelta. Ibs.it, l’Amazon store o qualsiasi altra libreria online, non mi potrà mai offrire l’emozione e il piacere di entrare in una biblioteca o scoprire una nuova libreria.

Anni fa per un periodo ho vissuto in una grande città inglese, nella mia città di origine e nella città dove ho studiato frequentavo molte biblioteche, le librerie però erano scarse e mi dovevo accontentare di quelle commerciali, grandi negozi luccicanti nelle vie del centro con gli ultimi libri più venduti. Libri con copertine nuove di patina, divisi sommariamente per genere:  a pochi passi della divina Jane Austine, ti potevi ritrovare persino le Barzellette di Totti.

In Inghilterra, invece, c’erano belle biblioteche e decine di librerie di ogni tipo. Quelle grande e commerciali con i faretti al neon, le librerie universitarie subissate dai libri di testo dei corsi e tante, tantissime, librerie divise addirittura per genere, alcune vendevano esclusivamente libri usati. Vicino a casa mia c’era una deliziosa libreria di libri per bambini, qualche via su per la collina c’era un negozio con l’insegna gialla che specializzato in thriller e polizieschi. La prima volta che vidi una libreria di soli libri usati, ero al mercatino permanente di Bristol, pensai di non voler più tornare in Italia.

Il sabato mattina, puntuale come un orologio svizzero, montavo in sella alla mia bicicletta senza farmi falciare dalla guida a destra e raggiungevo il Saint Nicholas Market, dove libri tenuti con amorevole cura venivano venduti a poche sterline. Il proprietario del negozio ogni volta mi rendeva una borsetta con la stampa sempre diversa, riciclata da qualche altro negozio, piena di libri fino all’orlo e, agguantato un panino vegano al chiosco lì vicino – il panino più buono che abbia mai mangiato in assoluto –  me ne andavo ogni sabato mattino a leggere vicino al fiume.

Saint Nicholas Market – Bristol

 

Dopo qualche mese conoscevo per nome il proprietario del negozio e lui mi teneva da parte gli ultimi arrivi che pensava mi sarebbero piaciuti. Io ero bravina a parlare inglese, ma non mi sarei mai sognata di mettermi a scrivere in inglese, fu proprio il proprietario della libreria a suggerirmelo, regalandomi un libro sulla punteggiatura inglese che conservo a tutt’oggi nella mia libreria.

Tutto questo sarebbe potuto succedere se avessi acquistato le mie letture dietro allo schermo di un pc? Avrei mai conosciuto Beware of the Leopards Books, e il suo proprietario, tanto grigio di capelli quanto gentile? Vi starei forse raccontando questa storia?  Sicuramente no. Un libro non è solo la narrazione che contiene, indipendentemente dal supporto che la veicola. Un libro è un oggetto che può assumere un sacco di valenze: i libri si regalano, si prestano, alcuni diventano oggetti tanto cari da tenerli per sempre in bella mostra nella libreria di casa nostra.

Lo so che prima o poi, anche noi ferventi sostenitori di Gutenberg e della stampa su carta dovremmo accettare il progresso. Proprio come dalla prima stampa tipografica siamo passati alla stampa riprodotta sinteticamente dall’ industria, inevitabilmente abbandoneremo l’uso della carta in favore del digitale: i-Pad, Kindle, Kobo o chissà che.  Resto però  fermamente convinta che sarà una dura lotta far abbandonare il cartaceo a quei lettori romantici che, come me, sono sempre stati sedotti del fascino di un libro stampato.

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