I SELF PUBLISHER AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Vi racconto la mia esperienza come autrice al Salone del libro di Torino

Quando ho ricevuto una mail che citava testuali parole: “Cara autrice, caro autore, siamo felici di comunicarti che la tua opera (o le tue opere se ne hai candidata più di una) è stata selezionata e potrà essere esposta alla Libreria dei Self Publisher al Salone del Libro”, mi trovavo a pranzo in un ristorante affollato e ho dovuto mordermi le labbra per soffocare la mia esclamazione di gioia.  

Ricordo ancora il momento: non potevo crederci. Entusiasmo, orgoglio e tanta soddisfazione si altalenavano dentro di me: finalmente tutto il mio impegno, i sacrifici e la costanza in quello che, di fatto, per me è un lavoro, era stato premiato. Io e uno dei miei figliocci di carta, “La Tredicesima Strega”, saremmo andati al Salone del Libro! Yuhuuuu!

Subito, però, modestia mista ad autocritica, mi hanno fatto considerare che dovevo aver avuto una botta di natiche non da poco. “Ci sono autrici self molto più famose di me” ho pensato, “Laura Rocca, Bianca Ferrari, Ava Lohan…” solo per citarne alcune legate al romance che è il mio genere. “Si vede che, per diversificare l’offerta narrativa, il Salone ha pescato anche nel romance fantasy e paranormal romance, così eccomi qui: un pesce piccolo tra le eccellenze del self italiano.”

Il mio entusiasmo, però, era destinato a scemare.

La prima batosta: il costo di partecipazione. Numero massimo di libri da poter esporre in fiera per titolo: 25. Viene offerta la possibilità di portarne di più, ma l’organizzazione – stimate le vendite dell’anno precedente – lo sconsiglia.  Il calcolo è immediato: neppure vendendo tutte le copie si può pensare di coprire i costi. Ma pazienza, sappiamo tutti che le fiere non si fanno per il puro rientro economico, quindi, accetto.

Seconda batosta: passano i mesi e le voci corrono, i primi nomi dei partecipanti all’evento appaiono e i dei big del Self Publishing, che mi aspettavo di trovare fianco a fianco a me, neppure l’ombra. Ce ne sono alcuni, sì, ma sono allo stand di Amazon Kindle Direct Publishing: Laura Rocca, Laura Usai, Nicola Rocca, Alberto Battistutti e Simona Fruzzetti.

Le mie perplessità aumentano, ma come si suole dire “quando si è in ballo, si balla” o, insomma, com’era… ci siamo capiti. Nel frattempo a noi autori vengono fornite tutte le informazioni per la partecipazione e il Digital Kit per pubblicizzarci sui social. Un’organizzazione con tutti i crismi, niente da dire.

Nonostante l’edizione 2023 del Salone del Libro si sia svolta dal 18 al 22 maggio, la Libreria dei Self è stata aperta al pubblico solo dal 20 al 22 maggio, ovvero sabato, domenica e lunedì, pertanto ho raggiunto Torino nella mattinata di sabato accompagnata dalla mia correttrice di bozza (che no, non mi ha corretto anche questo articolo). 

L’area dedicata ai self, soprannominata “Libreria dei Self”, era nel Padiglione 3 Stand – Stand Q14-R13, in un’ottima posizione per accesso e visibilità, migliorativa rispetto a quella del 2022 che aveva scontentato gli autori Self Publisher presenti (e non) al Salone del Libro.

Lo stand si è presentato da subito sovraffollato, sono stati selezionati 160 autori per partecipare a fronte di 700 candidature (numero comunicato dagli organizzatori) e moltissimi erano presenti alla fiera per promuovere di persona il loro libro. Le modalità di singola partecipazione allo stand sono state affidate al “buon senso”, per cui ci sono stati momenti di vero sovraffollato, cosa che, va detto, contribuiva a dare la parvenza di un movimento creato da un forte interesse di pubblico e che spingeva numerosi passanti a soffermarsi sui libri esposti.  

La Libreria dei Self è stata costantemente presidiata dagli organizzatori dell’area, per cui attività di marketing aggressivo rincorri-passanti (a nessuno un piace essere rincorso da un autore che cerca di venderti il proprio libro) o furti in momenti di caos, erano dissuasi a priori.

Un po’ per sesto senso, un po’ per volontà di partecipare a conferenze molto interessanti organizzate in altre aree del Salone, io avevo comunicato sui miei social gli orari in cui sarebbe stato possibile incontrarmi allo stand: un’oretta alla mattina e una al pomeriggio. Come sempre, incontrare di persona lettori, bookstagrammer e volti noti nell’ambito scrittura è stato emozionante, sorrisi, strette di mano, autografi, e sì, anche tanti abbracci. Ma…

Ma la sera, tornata al mio appartamento, con i piedi doloranti e il cellulare pieno di foto, avevo un peso sullo stomaco. Un vago senso di malessere che non riuscivo proprio a scacciare. La domanda da cui nasceva era questa: Il self che ho visto alla Libreria dei Self, organizzata dal Salone del Libro, restituisce davvero dignità e importanza al fenomeno dell’auto editoria oggi in Italia? Per me, la risposta è: no. Un no grande e secco.

Quello che mi aspettavo di trovare e avrei voluto vedere al Salone internazionale del libro era il self che fa fare file sconfinate agli stand delle autrici presenti al Festival del Romance (poi su questo punto ci torno), il Self Publishing che permette agli autori di vivere di ciò che scrivono o che crea veri e propri fenomeni editoriali.

La Libreria del Self organizzata dal Salone è uno spaccato della possibilità di auto pubblicarsi, di quello che può essere un hobby fatto con tutte le premure del caso, dell’entusiasmo degli italiani verso la scrittura, del sogno di vedersi pubblicati che si svincola dalle realtà editoriali, oppure anche un percorso di condivisione della propria storia personale o, ancora, una vera e propria attività imprenditoriale incentrata sull’auto editoria. Self a tutto tondo, insomma.

Ma questo è rappresentativo della realtà del Self Publishing, oggi, in Italia? Parlo di quel self che spesso e volentieri dà fastidio all’editoria tradizionale per i numeri che muove e che spinge molte grandi case editrici ad acquisire autori e autrici proprio dalle classifiche di vendita dalle piattaforme di pubblicazione indipendenti. La risposta è di nuovo: no. Uno stand del genere lo avrei apprezzato otto anni fa, non oggi, nel 2023.

Avrei preferito uno spazio dedicato agli autori Self Publisher che mostrasse ai lettori solo le eccellenze prodotte da questo mondo. In questo caso, sicura al 100%, neppure io sarei stata invitata, ma lo avrei preferito, sì. In Italia, a differenza che in altri stati, il Self Publishing è ancora molto mal visto e recepito come sinonimo di “scarsa qualità” dai lettori. E come si può abbattere questo pregiudizio se non mostrando in un palcoscenico come il Salone del Libro autori e libri in grado di richiamare vere folle di lettori?

Perché, ricordiamocelo, la magia del Self Publishing sta proprio in questo: avvicinare la scrittura e gli scrittori ai lettori. Se le grandi case editrici si affidano a indagini di mercato e trend per capire “cosa vende”, noi autori self emergiamo solo quando sono i lettori stessi a sceglierci, quando scriviamo qualcosa che piace, emoziona e coinvolge, che si diffonde a macchia d’olio con il passa parola per il semplice fatto che incontra il gusto dei lettori (e, mi pare superfluo specificarlo, è un prodotto editoriale confezionato avvalendosi di tutte le figure professionali del caso).

Questo lo ha capito una casa editrice ‘furba’ come la Always Publishing, che pubblica autrici romance nate dal self come Naike Ror o Tillie Cole, l’una italiana e l’altra statunitense. Così per darvi due dati, il libro “Dammi mille baci” di Tillie Cole è stato il secondo libro più venduto in Italia, preceduto solo da “Spare” il libro del principe noto a tutti. 

Sempre riguardo al self, ho apprezzato molto la conferenza organizzata da Amazon Kindle Direct Publishing “Self Publishing, casi di successo” con  Alberto Battistutti, Riccardo Bruni, Simona Fruzzetti, Laura Usai e Alessandro Valenzano, e una delle editor free-lance (che collabora anche con autori indipendenti) più famose in Italia: Stefania Crepaldi. L’evento aveva solo 60 posti a sedere ma, anche solo per incontrare di persona gli autori presenti, avrebbe riempito una sala sei volte più grande.

L’opinione finale? Sono felice che ci sia stata almeno una vetrina dei self all’interno del Salone, ma la strada da fare per rendergli davvero giustizia su un palcoscenico del genere è ancora tanta.

Concludo con una precisazione: in questi giorni, sia nelle conferenze al Salone, che nelle interviste rilasciate dagli organizzatori, è stato detto che “Il Salone de Libro è l’unico evento in Italia dedicato ai libri che apre le porte agli autori self“, ecco, questa è un’imprecisione: da tre anni a questa parte viene organizzato il Festival del Romance Italiano, un evento tutto dedicato al mondo del romance, dove autrici e autori self sono trattati con la stessa dignità di quelli provenienti dalle case editrici. Il mio augurio è che sempre più festival ed eventi adottino questa condotta, un po’ come già avviene nell’ambito del Fumetto in cui gli autori indipendenti hanno molto più spazio e possibilità di incontrare i lettori che li amano.

Un saluto,

una Self Publisher un po’ amareggiata